ORFANE DELLE SALE CINEMATOGRAFICHE DOPO IL COVID, UN FILM LE CELEBRA E APRE “LA VALIGIA DELL’ATTORE”. ALLA MADDALENA “L’ULTIMO PIZZAIOLO” DI SERGIO NAITZA

«A UN ANNO ESATTO DALLA POSTPRODUZIONE DEL FILM – SPIEGA IL REGISTA SERGIO NAITZA – LA PROIEZIONE NEL NOSTRO TEMPO PANDEMICO ACCRESCE QUESTO LAVORO DI SIGNIFICATI CHE NON AVREMMO POTUTO NÉ VOLUTO IMMAGINARE: IL COVID HA DECRETATO LA FRAGILITÀ DEL SISTEMA DELLE SALE DINANZI ALLA NECESSITÀ DI UNA RIORGANIZZAZIONE ONEROSA E COMPLESSA. MA ANCHE LA FRAGILITÀ DEL SISTEMA PRODUTTIVO INTERNAZIONALE: PER IL CINEMA LA SCOMMESSA SI GIOCA ADESSO SU SCENARI CHE INEVITABILMENTE CAMBIERANNO LE VECCHIE REGOLE DEL GIOCO».

OLBIA – Il cinema in sala è un ricordo, dopo la pandemia covid-19: solo pochi anni fa molte sale cinematografiche avevano investito nel passaggio dalla pellicola al digitale, producendo sforzi non indifferenti per garantire la loro riapertura e adattarsi al cinema del nostro tempo. Ma il coronavirus ha dato il colpo di grazia alla resilienza del cinema in sala: oggi l’Italia e la Sardegna sono per lo più orfani del grande schermo. In Sardegna attualmente sono spenti tutti i cinema, oltre 50 schermi e 6 multisala non hanno riaperto dopo il lockdown. Solo due arene estive garantiscono al momento, a Cagliari e a Santa Teresa di Gallura, la fruizione cinematografica per il pubblico che non vuole rinunciare al cinema come rito collettivo, e al grande schermo. Per questo assume un significato “speciale” l’evento inaugurale del Festival “La Valigia dell’Attore”, manifestazione diretta da Giovanna Gravina Volonté e Fabio Canulunedì 27 luglio, alle 21.15 a La Maddalena (Fortezza I Colmi) “, sarà L’ultimo pizzaiolo”, il film scritto e diretto da Sergio Naitza e prodotto da Karel (col contributo di Fondazione di Sardegna, la collaborazione della Società Umanitaria-Cineteca Sarda e Arionline, il sostegno di Fondazione Sardegna Film Commission), a inaugurare l’edizione 2020 del Festival, in programma fino al primo agosto. Un film che celebra la magia del “buio in sala” e quegli immaginifici templi del cinema, raccontando un pezzo di memoria collettiva attraverso le sale cinematografiche della Sardegna chiuse, abbandonate e decadenti. «Abbiamo voluto immortalare quei luoghi prima che venissero definitivamente cancellati dal profilo urbano di città e paesi – racconta il regista Sergio Naitza – Nessuna elegia del cinema, solo la difesa di una memoria pubblica e privata che appartiene a tutti, che si riverbera nella storia sociale, economica e culturale del nostro tempo e che meritava di non essere coperta dall’oblio. A un anno esatto dalla postproduzione del film, la proiezione nel nostro tempo pandemico accresce questo lavoro di significati che non avremmo potuto né voluto immaginare: il covid ha decretato la fragilità del sistema delle sale dinanzi alla necessità di una riorganizzazione onerosa e complessa. Ma anche la fragilità del sistema produttivo internazionale: per il cinema la scommessa si gioca adesso su scenari che inevitabilmente cambieranno le vecchie regole del gioco».

La proiezione al Festival “La valigia dell’attore” sarà introdotta dal regista, Sergio Naitzacon uno dei protagonisti del film, Pino Boil’ultimo storico distributore di pellicole e cagliaritano verace. Il padre era proiezionista e rumorista già ai tempi del muto nel cinema Olympia del capoluogo sardo, e Pino Boi, oltre a seguire le orme paterne poi abbandonate, è stato fattorino, magazziniere, distributore: una vita in mezzo alla pellicola. Ne “L’ultimo pizzaiolo” alla sua voce si intrecciano quelle di altri anziani proiezionisti: tre “pizzaioli”, appunto, ultimi sacerdoti di rito laico, un mestiere soppresso dalla tecnologia. C’è Mario Piras, storico operatore del cinema Olympia di Cagliari, entrato in cabina da ragazzino nel 1948; c’è Luciano Cancedda, che ha lavorato nel cinema dal 1957 per diventare poi proiezionista del cinema Moderno di Monserrato, fino alla chiusura della sala; e c’è Dante Cadoni, che ha iniziato nel 1966 a 15 anni al cinema Garibaldi di Villacidro per aiutare il padre, e ha poi portato avanti l’attività familiare. Ognuno di loro porta una parola, un pensiero, un ricordo, una riflessione su un’era che si è chiusa. I luoghi sono i silenziosi coprotagonisti del documentario: per loro parlano le immagini, captate dalla sensibilità fotografica di Luca Melis, strutture fatiscenti dietro a una serranda arrugginita abbassata, che nasconde un ventre ormai svuotato, spesso senza più poltrone né schermo. “L’ultimo pizzaiolo” è un viaggio evocativo attraverso tante sale cinematografiche della Sardegna, ormai dismesse: le sale Due Palme e Alfieri di Cagliari, Ariston e Quattro Colonne  di Sassari, Olimpia di Iglesias, Moderno di Sant’Anna Arresi, Verdi di Domusnovas, Nuovocine e Garibaldi di Villacidro, Pusceddu di Guspini, Tre Campane di Lunamatrona, Costantino di Macomer, Iris di Assemini, Vittoria di Uta, Astor di Villasor, Italia di Dorgali, Splendor di Arzachena, Astra di Olbia, Smeraldo di Jerzu.  «L’idea del film – racconta il regista Sergio Naitza – è di immergere ancora una volta lo spettatore in quel bozzolo buio, con lentezza ieratica, insistente e latente, lasciando che un dettaglio o un totale, un movimento laterale o un leggero dolly, faccia riemergere quell’atmosfera che puzzava di fumo e variegata umanità dimenticata».  Le immagini dei cinema della Sardegna “disabitati” scorrono nel documentario montato da Davide Melis come squarci di natura morta, reperti di archeologia industriale, lacerti di un luogo sconsacrato che sembra remoto ma in realtà è recente.

«Ogni città ha la sua via Gluck– spiega ancora il regista, Sergio Naitza – dove c’era il verde, e laddove la sala cinematografica era un luogo di divertimento, cultura, condivisione, speranza, adesso c’è una città, ovvero l’ingordigia immobiliare che ha cambiato la destinazione d’uso e soppresso una memoria collettiva. Una rapida morte, dagli anni Ottanta, ha cancellato repentinamente luoghi simbolo di ogni centro abitato, grande e piccolo, frantumando un tessuto sociale che si era formato nel corso del tempo. Sono arrivati i multiplex, ora è diverso il modo di andare al cinema. Ma cosa resta oggi dei tanti cinema Paradiso? In Sardegna molto poco. Cagliari, per esempio, non ha più nessuna delle storiche sale. Ariston, Fiamma, Nuovo Odeon, Quattro Fontane, Nuovocine, Capitol, Corallo, Due Palme, Adriano sono stati spazzati via, nessuna sala cittadina si è salvata. Così Nuoro, Olbia, Quartu, Iglesias, Lanusei. Solo Sassari, in controtendenza, ha conservato il Moderno nel cuore della città, trasformandolo in un multiplex. Resiste qualche cinema storico a Carbonia, Oristano, Alghero. E accanto alla parabola dei cinema scomparsi, c’è quella dei vecchi proiezionisti, dei gestori, delle cassiere: dentro le sale sarde ci sono storie che non sono mai state raccontate, specchio di un’Isola che cambiava perché il cinema era connesso con la realtà sociale».

Anche la musica entra in dicotomia con l’impianto visivo: non un commento struggente o mieloso, per evitare l’effetto nostalgia, ma la disarmonia delle elaborazioni elettroniche composte da Arnaldo Pontis. Rimandi di sonorità industriali intrecciate con vibrati in loop, qualche lamento di chitarra elettrica di Matteo Casula e note al piano dissonanti o irregolari per conferire una frattura, un distacco emotivo dalle immagini. «Solo sui titoli di coda – sottolinea Naitza – cambia il tono sonoro con una canzone del 1939, “Signora Illusione“, intrisa di malinconia e dolcezza, in struggente sintonia con le immagini delle sale chiuse che rimandano appunto alla magia e all’illusione del cinema dei vecchi tempi. L’interprete è la grande cantante sarda, diva dei palcoscenici lirici e teatrali europei della prima metà del secolo scorso, Lia Origoni, oggi centenaria, alla quale va il nostro ringraziamento per averci concesso l’uso del brano».

Press: Immedia SV [email protected] cell 3922067895

Credits  L’ultimo pizzaiolo

anno: 2019

durata: 52′

produzione: Karel film production e communication

col contributo di: Fondazione di Sardegna

con la collaborazione di: Società Umanitaria-Cineteca Sarda e Arionline

il sostegno di: Fondazione Sardegna Film Commission

sceneggiatura e regia: Sergio Naitza

fotografia: Luca Melis

montaggio e sound design: Davide Melis

musica: Arnaldo Pontis

cast: Pino Boi, Luciano Cancedda, Dante Cadoni, Mario Piras

suono: Roberto Cois

operatore di ripresa: Maurizio Abis

assistente alla regia: Valeria Masu

assistente di produzione: Emmanuel Cossu

assistente operatore: Nicola Murenu

in parternariato con: Ficc, Anec, Cinema Greenwich, Cinema Odissea, Sardinia Film Festival, Associazione Europa Cultura

Il brano sui titoli di coda “Signora Illusione” (Cherubini-Fragna, 1939) è cantato da Lia Origoni

Fonte: Ufficio Stampa

Alla prossima 🙂

Davide Franchini

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.